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Scuola Secondaria di 1° grado (MEDIE)
1° CLASSIFICATO
SCUOLA: V. AMICARELLI
ALUNNO: CHIARA ESPOSTO
TITOLO: RICOMINCIO
Ricomincio da questo sogno, Da questa unica illusione, Che ricorda il tempo nostro E risveglia la passione.
Ricomincio senza te, Senza l’unica ragione Della mia vita passata Che si spense nel mio cuore.
Ricomincio da qui, Da quest’amore spezzato, E provo a dimenticare Il pensiero che fa male
Ricomincio nel cielo E ritrovo il mio sole, Nascosto da tempo Da quel muro di dolore.
Motivazione:
Espressione di un suono che riecheggia nel cerchio della vita; dall’omega inaspettatamente l’alfa, da un’implosione di dolore acuto che annichilisce tutti i sentimenti e annienta ogni sensazione, un’esplosione di luce e … magicamente la vita riscopre la sua essenza, ricomponendosi e riappropriandosi del suo giusto senso e della dovuta dignità.
2° CLASSIFICATO
SCUOLA: GIOVANNI XXIII
ALUNNO: CESARE ESPOSTO
TITOLO: QUANDO …
Quando guardo lassù oltre il cielo, il mio cuore risplende e penso a te.
Quando guardo il sole oltre le nuvole T’immagino vicino al Divino, incantevole, avvolto da una grande passione, come una canzone, che ispira alla voglia di vivere che ti fa sembrare vivo!!
Quando dormo ti sogno, e sogno che: tu mi abbracci, mi guardi, mi riguardi e consoli me dicendo: la vita è preziosa non sprecarla!
E quando mi sveglio ci rifletto su, e penso che, in fondo, la vita continua lassù!
Motivazione:
Versi scorrevoli e di piacevole lettura, che puntano in alto, costruendo mirabilmente un ponte che sovrasta le nuvole oltrepassandole; lo sguardo è quasi sempre rivolto al cielo, dove troneggia Claudio che, sacralmente avvolto da una luce divina, può illuminare e come “faro” ridare speranza a chi non crede che la vita sorprende sempre e comunque ... è un grandissimo “bene prezioso” da tutelare.
3° CLASSIFICATO
SCUOLA: V. AMICARELLI
ALUNNO: GRAZIANA SCARANO
TITOLO: SOPRA LE NUVOLE IL SOLE RISORGE
In un baleno, dalla Vita alla Morte… …e fu la fine. Un’anima viva e felice Cadde in un sogno profondo ed eterno, senza via per il ritorno. In quel giorno, Urla taciturne si spargono nell’aria. Lacrime Amare Scivolano Silenziose, come una goccia di pioggia sul vento. Pianti, singhiozzi, suon di campane, mani tremolanti, sguardi perplessi, pietrificano il cuore di tanta gente. Continue grida di Dolore e speranza e disperazione. Il dolore Va Oltre! Va Oltre! Va Oltre! Le cose, i paesaggi, le alte montagne, il profumo dei fiori, i voli degli uccelli. Il cuore piange. Tristi ricordi da dimenticare. Non fermatevi…bisogna Ricominciare: con te Claudio. SOPRA LE NUVOLE IL SOLE RISORGE!!!!
Motivazione:
Il dolore rompe i ritmi delle liriche classiche e tradizionali e segue sensibilità più recenti e moderne.Versi che snodano, attraverso il racconto dell’accaduto, un passaggio brusco ed improvviso dalla vita alla morte, un’anima che si addormenta per sempre. Immagini eteree, che silenziosamente, penetrano nel cuore, generando malinconia, incredulità. Ma anche tanta speranza di risorgere, perché il dolore …. deve …… andare ….. oltre!!! |
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“Ad ognuno degli Herbert dentro di noi”
Il ticchettio sulla finestra era interminabile. Tutti sanno che la pioggia rende più cupi, ma lì, in quella stanza di ospedale nel reparto di Oncologia la situazione appariva disperata. In un angolo della sua quadrupla disabitata Herbert stava in silenzio, guardando il soffitto, ignorando la voce della sua unica figlia Jane, che lo implorava di ripensarci, ma lui era un uomo deciso e di poche parole. "Voglio morire" aveva detto circa tre ore prima e Jane sapeva che non avrebbe cambiato idea. Gli avevano proposto un intervento, molto invasivo e pericoloso che lo avrebbe portato a vivere o a morire, ma lui ormai aveva deciso. "Voglio morire", ripeté seccato. Soffocando a stento le lacrime, la figlia gli posò un ultimo bacio sulla fronte e, senza rivolgergli alcuno sguardo si allontanò, uscendo dalla stanza e raggiungendo il fidanzato che l'aspettava in corridoio, lasciando il padre solo, solo con se stesso. Herbert fissò l'orologio sulla parete di fronte a lui, gli avevano detto che aveva ancora due ore per decidere, poi lo avrebbero staccato dalla macchina che lo teneva in vita e, nel giro di qualche minuto, sarebbe morto. Preferiva andarsene così. Aveva già sentito parlare di quell'intervento, circa due anni prima. Era lo stesso che avevano proposto a sua moglie. Avevano sperato, ma non era andato a buon fine. Erano davvero innamorati. Ripensò con malinconica ironia che quella era la stessa stanza in cui Mary, la sua amata Mary, aveva aspettato il suo inevitabile destino. Fissò l'orologio sulla parete. Aveva circa due ore, poi lo avrebbero staccato dalla macchina da cui dipendeva e, nel giro di poco, sarebbe finita davvero. “Ci rivediamo presto Mary” disse in un soffio, poi chiuse gli occhi e cercò di dormire. Non gli importava di essere sveglio. Anzi, forse era meglio non accorgersene. “Mi dispiace Jane” disse, poi cadde in un sonno profondo. Il luogo era strano, un enorme parco. Non aveva mai sognato un luogo simile. Era sicuro di non esserci mai stato eppure aveva qualcosa di familiare. Si guardò intorno. Nessuno. Rivolse lo sguardo al cielo. Non aveva mai visto un cielo così azzurro. Abbassò di nuovo lo sguardo. Una persona si materializzò davanti a lui. Era così per forza. L'avrebbe vista prima altrimenti. Era una donna. Alta, occhi chiari, come i suoi, lunghi capelli marroni raccolti in un’elegante coda. La riconobbe subito. Sua madre. Ma era morta quando lui era piccolo e fino ad allora non l'aveva mai sognata. Era forse morto? "Non temere” disse lei come leggendo nel pensiero suo figlio, aveva sempre avuto questa capacità, “Ti sei solo perso. Questo luogo non è ancora per te”. Herbert non capiva, non era morto, allora che cosa stava succedendo? "Non sei cambiato affatto" disse ad un tratto la madre, sorridente, "impaziente come allora." Gli sì avvicinò e lo guardò a lungo negli occhi. “Sei diventato un uomo ormai. Quasi dimentico che hai già una figlia ventenne”. Come faceva a saperlo? “Come faccio a saperlo?” disse a un tratto lei "Beh, sono tua madre, so un sacco di cose." Herbert le sorrise, neanche lei era cambiata affatto. "Venendo a noi" continuò la donna "so quel che sta succedendo e sappi che non voglio in alcun modo impedirti di compiere le tue scelte. Sono qui solo per guidarti." Guidarlo? Herbert era confuso. “Come ti ho già detto ti sei perso e hai bisogno di aiuto per ritrovare la tua strada. Prima di tutto, inizio dicendoti che io simboleggio il tuo Passato, e credo che senza dare uno sguardo al passato non si possano fare nuovi passi verso il futuro. "Lo guardò con un'espressione tipica da mamma. "Avvicinati" disse. Herbert obbedì. Lei disse solo “Spero che quello che vedrai ti aiuterà a capire". Era in una lunga strada. No, era un corridoio. Alla fine vi era una porta, sapeva perfettamente dove portava. Era lo porta del pronto soccorso dove lui e il padre avevano visto per l'ultima volta sua madre viva. Guardava lo scena come dall'esterno. Un bimbo, seduto su di un lettino, accanto una figura coperto, il cartellino con la causa del decesso riportava incidente stradale. Il bimbo piangeva. Il padre lo abbracciava, sconvolto. A un certo punto il ragazzino si alzò e si diresse nella stanza più esterno. Si sedette su una delle scomode sedie di plastica della sala d'aspetto. Ancora in lacrime. A un certo punto uno voce soave “Perché piangi?” Il bimbo si voltò. Una bambina, forse un anno più piccola di lui, lo teneva per mano. Il bimbo rispose "Mia madre ..." iniziò a singhiozzare forte. "Ti capisco sai" rispose la bambina. “Mio padre è in quella stanza. Oggi lo portano via, vado a vivere da mia zia perché anche mia madre è in cielo ora. Comunque io sono Mary". Il bimbo rispose "Io sono Herbert ... ". Herbert scosse la testa. Ricordava tutto questo, ma perché farglielo rivedere. Si guardò intorno, scoprì che sì trovava di nuovo nel parco, ma era solo. A un certo punto si sentì chiamare da una voce. Si girò di scatto. L'aveva riconosciuta, non poteva essere. Era Mary. "Herbert" disse "non ti ho abbandonato." Lui si sentì un idiota. Aveva sempre accusato sua moglie di averlo abbandonato, ora ovviamente non lo faceva più, ma sì vergognò comunque. Prima che potesse aprir bocca, la ragazza, magra, bionda, bellissima che si trovava davanti a lui riprese a parlare "Credo che tu ormai abbia capito perché sei qui, ti sei perso e come ti ha già detto tua madre hai bisogno di essere guidato. Ebbene, io rappresento il tuo Presente, ciò che è in questo momento la tua vita. "Herbert la guardò fisso negli occhi, lei gli si avvicinò decisa. L'uomo tentò di baciarla, ma lei si ritrasse e lo ammonì seria "Sebbene io rappresenti ciò che è, devi sempre ricordare che sono solo un riflesso, non mi puoi amare qui, così, ma ciò non significa che tu non mi possa amare." Era una donna risoluta, Herbert si era innamorato di lei per questo. "Guarda attentamente ciò che sto per mostrarti". Era in una stanza di ospedale, lo sua. Era triste e solo. Stava dormendo. Fuori dalla porta un pianto mesto. Era Jane. Aveva già perso sua madre, non poteva perdere anche suo padre. Non poteva. Piangeva. Le cadde dalla mano un foglio. Herbert riuscì a leggere solo poche parole, ma esse erano più che sufficienti: Test di Gravidanza Congratulazioni ... Herbert si guardò intorno. Anche Mary era sparita. Non ci poteva credere, Jane, la sua piccola Jane era incinta. Ma non capiva ancora perché tutto ciò gli fosse stato mostrato. “Non preoccuparti, capirai” disse ad un tratto una voce alle sue spalle. Si voltò, sicuro di riconoscere la persona che sperava. Era Jane. Herbert provò a pronunciare un qualche augurio, a dirle che era felice per lei, ma prima che potesse aprir bocca, la figlia stava già parlando "Ciao papà" disse "ormai dovresti sapere perché sono qui. Ti sei perso e io rappresento per te l'ultima guida. Il Futuro. Spesso non basta pensare a ciò che è stato e a ciò che è per comprendere ciò che sarà "Herbert non capiva "Vedi" riprese "in pochi hanno questa possibilità, sappi che quello che adesso vedrai è solo una delle possibilità che ti si apriranno di fronte. Tutto dipenderà dalle tue scelte. "Detto questo, si avvicinò piano e Herbert poté nuovamente vedere. Era in un ospedale, ma il reparto non era freddo e buio come quelli che frequentava di solito, era colorato e tutti aspettavano con un misto di nervosismo e di eccitazione. Lui era lì, seduto su di una panchina a lato della sala, quando ad un tratto lo chiamarono. Alzò il capo, corse veloce verso una porta in fondo ad un lungo corridoio, dallo sguardo sembrava raggiante. Nella stanza che si aprì di fronte a lui c'era una donna con in braccio una piccola creatura, meravigliosa. Era Jane. Il cuore gli andò a mille e Herbert poté vedere se stesso mentre cullava quella bambina, uno spettacolo meraviglioso. Si riscoprì a lacrimare. Era da quando aveva saputo che sua madre era morta che non piangeva. Ma ora era diverso. Aveva capito, sì aveva capito perché gli avevano fatto vedere tutto questo. Si voltò. Nel prato tre splendide donne lo stavano aspettando con il volto raggiante. "Hai finalmente trovato la strada, caro, sono fiero di te" disse la madre. Sapevo che alla fine avresti capito" disse Mary," Papà, hai visto che bella tua nipote" disse Jane. Herbert aveva capito, aveva dato tanto, ma aveva ancora tanto da dare. Le sue esperienze passate gli erano servite per affrontare meglio quelle future. Aveva perso la speranza, certo, ma poi l'aveva ritrovata e la sua vita era nuovamente ripartita. Herbert fissò le ragazze, dallo sguardo emergeva una nuova sensazione. Le tre donne della sua vita, o meglio tre delle quattro donne della sua vita avrebbe potuto dire adesso, erano dinanzi a lui e gli avevano mostrato la via, gli avevano mostrato la vita. Herbert, per la prima volta dall'inizio del suo viaggio, parlò" Grazie. So di aver ritrovato la mia via". Le donne, si avvicinarono, ma questa volta non si fermarono a pochi passi da lui. Lo abbracciarono. “Fà che questo di dia la forza per proseguire". Herbert si ritrovò nella sua stanza di ospedale. Tre parole che gli cambiarono la vita "Dottore, voglio vivere!"
Motivazione:
Questo racconto, abilmente ricostruito e perfettamente articolato ed esposto, rappresenta una perla di saggezza, il fiore più bello che un adolescente abbia saputo cogliere nel “giardino della vita”, spiegandone il significato più recondito, segnalando a tutti la “strada della speranza”. Il sogno simboleggia l’incontro con l’”IO” più profondo, con cui si può venire a contatto solo quando si soffre e sembrano esaurite tutte le energie vitali. Da questo cupo dolore e desiderio di suicidio, nasce la linfa vitale della difesa, della ripresa, della sfida, la sola che permette di ritrovare la via “smarrita” e la forza per uscirne vincenti. |
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OLTRE LE NUVOLE IL SOLE RISPLENDE |
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"Mamma oggi ho segnato un goal' Sono entrato in area di rigore, mi hanno passato una palla ottima, un' occasione imperdibile! Ho tirato un bel sinistro dritto in porta!" "Bravissimo, sei il mio campione. Ma hai finito tutti i compiti?" Era un pomeriggio qualunque e, come ogni giorno da due mesi a quella parte, avevo aspettato ansiosamente che scoccasse l'ora delle visite per poter andare in ospedale a trovarla. Appena la vedevo le chiedevo: "Mamma come stai oggi?" e lei puntualmente mi rispondeva: "Ora che sei qui con me mi sento molto meglio" rendendomi felice, facendomi sentire importante: avrei dato qualsiasi cosa per poter alleviare le sue sofferenze. Cercava sempre di nascondere con un debole sorriso le contrazioni di dolore dovute alla malattia. Le raccontavo ogni particolare della mia giornata, le parlavo di scuola, di papà, dei miei successi e dei miei piccoli dispiaceri, era come se parlandole potessi tenerla sveglia più a lungo. Ma soprattutto aprivo le tendine e le facevo vedere il mondo. Fino ad allora era stata lei a farlo conoscere a me piano piano, come solo una mamma sa fare. Avevo otto anni e, anche se non comprendevo a pieno la situazione, mi accorgevo che lei stava cambiando: era dimagrita, non poteva più camminare ed era sempre stanca, della sua usuale energia restava solo una labile traccia. Speravo che tutto tornasse come prima e ci credevo veramente, forse. Vedevo mio padre preoccupato e tentavo di confortarlo con le mie parole: "Dai papà tra poco mamma tornerà a casa e potremo di nuovo giocare insieme". Lui mi rispondeva: “Si, Luca, hai ragione: ora però vai a giocare in camera tua", ma io mi nascondevo e lo sentivo piangere in silenzio. Allora capivo che non potevo fare niente e mi sentivo impotente. Lui aveva anche smesso di farmi fare l’aeroplano su e giù per le scale tutte le mattine. Poi un giorno mia madre mi fece un discorso a cui in quel momento non diedi tanto peso; lo ricordo parola per parola, "Sai. tra poco andrò in un posto bellissimo e starò di nuovo bene, però non smetterò mai di vegliare su di te e sarò sempre al tuo fianco anche se tu non mi vedrai." "No mamma! Non andare" fu il mio appello. "Soprattutto ricordati che anche quando si nasconde tra nubi scure e minacciose, il sole c'è, ti scalda e ti illumina da lontano anche se debolmente e prima o poi sì svelerà in tutto il suo splendore. Ricordati: oltre le nuvole il sole risplende. Luca, tu sai quando comincia la Primavera?" “Si mamma; il 21 marzo" "Bene, il 21 marzo prima o poi viene per tutti. basta aspettarlo pazientemente. Il sole si trova in un bel paesaggio di mare, in un amico a cui si vuole bene, nel sorriso di una persona. Non smettere mai di aprire le tende e cercare il sole". A volte mi capita di alzarmi alle sette del mattino, guardare fuori e trovarmi di fronte a un cielo grigio, cupo; tutto è nascosto da una fitta coltre di nebbia e una leggera pioggia scende sugli edifici, sugli oggetti, su quell'anziano signore che sfida il gelo per accompagnare il suo cagnolino ogni mattina da una vita. E allora penso a quella stella che lontana anni luce ci manda sempre il suo calore. Finalmente poi un bel giorno mi sveglio con una sensazione addosso diversa, trovo ad attendermi una sorpresa, spalanco la finestra e mi rimane stampata sulle labbra la soddisfazione di quella vista che sancisce un nuovo inizio: è Primavera. Il mio 21 marzo è arrivato. Insomma, la vita è fatta così, è piena di momenti bui, di eventi inspiegabili però la luce arriva per tutti, diretta, riflessa o leggermente rifratta, sta anche a noi saperla accogliere a braccia aperte. Dopo un lutto, una malattia, un problema, si trova sempre il modo di risollevarsi e ricominciare. Dopo ogni tramonto verrà l'alba, tutti i giorni. Le stesse parole che lei disse a me le ripeto ai miei figli, spero con almeno la metà della sua dolcezza. Quegli occhi brillanti non potrò mai dimenticarli. Ho mantenuto la promessa. Io non ho mai smesso di cercarlo, oltre le nuvole il sole risplende.
Motivazione:
Prosa che elegantemente, sintetizza l’essenza del nostro vivere, coniugando, sapientemente, il passaggio dei valori da una generazione ad un’altra. La tenerezza, con cui la mamma parla al bambino, lasciando la sua eredità con le energie ritrovate, commuove, illumina ed esalta il componimento rendendolo unico e singolare. |
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Quella mattina un rumore assordante e fastidioso interruppe la quiete del sonno di Claudio. Non voleva essere disturbato e, almeno quando dormiva, diceva di non far più parte del mondo, ma di appartenere interamente all'universo dei sogni, quelli più dolci e spensierati.
Il rumore era sempre più forte e il ragazzo non potè fare altro che alzarsi, era l'unica alternativa possibile... Anche la colazione quella mattina era più insopportabile del solito, ma forse era meglio non farlo notare alla mamma. Il sole era alto e la prateria era più verde e rigogliosa con i suoi fiori colorati che facevano capolino tra i fili d'erba.
All'orizzonte spuntavano dolcemente basse colline, minuziosamente disegnate da madre natura.
Il ragazzo guardava estasiato il paesaggio che si estendeva davanti ai suoi occhi, ma osservando attentamente c'era qualcosa che deturpava la vista. Era un ammasso di ferraglia dal quale veniva quel fastidioso rumore, colpevole dell'interruzione dei suoi sogni. Claudio si avvicinò circospetto e man mano che la visione si faceva più nitida notò che vicino a quell' ammasso di ferraglia c'era anche un uomo. Era alto, ma di corporatura delicata quasi fragile, una scompigliata cesta di capelli decorava il suo viso leggermente rosato e spaventato, a differenza dei suoi movimenti che erano decisi e determinati. Le sue mani agivano con una velocità sconcertante nonostante avesse un'aria esausta e tante gocce di sudore che gli colavano dalla fronte.
-Ti piace?- esclamò l'uomo improvvisamente. Il ragazzo non rispondeva ma si limitava a guardare sbalordito ciò che era dinanzi a sé.
-Sembri spaventato ... Ho avuto dei problemi in volo e sono stato costretto ad atterrare, ma non riesco a capire dove sia il problema - e mentre continuava a sferragliare tra quei pezzi ogni tanto sospirava ormai stanco e quasi sull'orlo di un'insolazione.
Il giorno dopo l'uomo non c'era .. ma Claudio continuava a guardare laggiù perché quello strano mezzo gli trasmetteva una sensazione indescrivibile, come un senso di libertà, spensieratezza che niente gli aveva mai trasmesso. L'uomo si fece rivedere dopo due giorni, ma stavolta meno affaticato. Il ragazzo fissava il "capolavoro" che si rivelava davanti ai suoi occhi.
-È un idrovolante - disse l'uomo rivolgendogli un semplice sorriso.
-Posso aiutarti? - sussurrò timidamente il ragazzo e da quel momento non si sentì più uno spettatore impacciato e tra cacciaviti e vernice, trasformarono l'idrovolante in un'opera d'arte pronta per essere messa alla prova. Adesso era anche frutto delle sue mani e la sensazione di solcare l’immensità celeste del cielo lo eccitava, lo faceva sentire superiore e importante.
L’uomo voleva volare quanto lui e riprovare di nuovo quella stupenda sensazione e non nascondeva l’emozione. Sembrava che il destino avesse voluto che il lago a ovest della prateria fosse stupendo.
L’acqua rifletteva il cielo che appariva come popolato da pesci, i raggi del sole la rendevano cristallina, limpida e piena di riflessi multicolori. Il lago aveva così l’aspetto di un mondo specchiato e infrangere quell’insieme armonioso di bellezze era davvero un peccato.
Il ragazzo non si fece pregare, ormai aveva fiducia in quell’uomo e salì velocemente sull’idrovolante pronto per sorvolare il mondo. Sentì il rumore caldo del motore che si accendeva lentamente e la mano tremolante dell'uomo che era terrorizzato nel muoversi come per la prima volta. Claudio senti un brivido corrergli lungo la schiena quando l'idrovolante iniziò a muoversi sull'acqua e, leggero come una libellula, prese il volo librandosi nell'immenso blu del cielo. Tutto sotto di sé era minuscolo e piccolo di fronte a ciò che adesso sentiva. Era una sensazione straordinaria e Claudio pregava che quel momento non finisse mai.
Ritornati a terra l'uomo si sentiva tranquillo ancor di più nel vedere la felicità del ragazzo che, dopo averlo ringraziato con infinita gratitudine, scappò via correndo con il vento che gli scompigliava i capelli, ricordandogli la sensazione del volo. Attraversò in un lampo lo spazio che separava il lago da casa, inciampando ogni tanto in qualche sasso. Sentiva ancora il rumore sicuro del motore che gli fischiava nelle orecchie.
Sua madre era sull'uscio di casa, non appena la vide le corse incontro e le raccontò nei minimi particolari la sua avventura, ma la mamma non riusciva a capire.
-Ma quale idrovolante Claudio?! Qui non c'è mai stato niente!-Ripeteva imperterrita.
Allora il ragazzo stanco dì quell'inutile insistenza, decise di portarla fino al lago.
Ma arrivati là tutto era scomparso, non c'era neanche una minima traccia né dell'idrovolante, né dell'uomo. Questo provocò un vuoto nel cuore del ragazzo, fu invaso improvvisamente da tristezza, quando ad un certo punto capì: nessuno aveva udito un rumore strano quella mattina né aveva visto l'uomo che aveva dato senso ai suoi giorni, tutto quello che aveva vissuto apparteneva al suo cielo, sì, al suo mondo. Quell'uomo invisibile gli aveva insegnato una visione diversa della vita, quasi dall'alto come sull'idrovolante, gli aveva trasmesso "la sostanza dei sogni" o meglio, del suo nuovo sogno: avrebbe fatto il pilota da grande.
Non avrebbe più vissuto chiuso nella sua prateria, ma avrebbe ampliato il suo cielo anche nei giorni tempestosi, perché oltre le nuvole il sole risplende comunque.
Motivazione:
Il “sogno volante”, presenta una prosa originale e scorrevole, che si legge senza interruzione, perché trascinati dalla fantasia del racconto. In esso l’essere umano, salendo con l’idrovolante e spingendosi sempre più verso l’alto, prende le distanze dal mondo e risucchiato nell’immensità del cielo, acquisisce la capacità di osservare il mondo con occhi diversi. La prosa è un monito di speranza per i giovani ed invita a crearsi “spazi di silenzio” … per scoprire le proprie potenzialità ed energie, dare speranza ai sogni cogliendone l’essenziale.
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